C’è chi disegna oggetti, e chi disegna emozioni.
Paola Speranza, architetto e fondatrice di Espidesign, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Le sue creazioni — esposte anche nello showroom Misura Casa di Milano — nascono da una visione intima e profonda del design: non come decorazione, ma come gesto, dialogo, racconto.
In questa intervista, ci accompagna nel cuore del suo lavoro, tra ispirazioni materiche, ricerca formale e collaborazioni che mettono al centro la casa come spazio vivo e mutevole. Un incontro tra pensiero e progetto, tra funzione e poesia.
Paola, ci racconti com’è nato Espidesign? Cosa ti ha spinto a creare un tuo brand di oggetti d’arredo?
ESPIdesign è nata per caso nel 2016, stavo collaborando con un architetto di Berlino per la creazione di tavoli in marmo (è stata la prima partecipazione al Fuori Salone) e ho pensato di disegnare oggetti in marmo per la cucina. In primis solo taglieri, sottobicchieri e vassoi. La passione per l’ambiente cucina era in quegli anni molto vivida in me perché aveva seguito come progettista e direttore lavori la realizzazione di una notissima scuola di cucina milanese e di un paio di ristoranti, sempre a Milano. L’amore per il marmo invece c’è sempre stata in quanto sono la terza generazione di un’azienda che si occupa di lavorazione di marmi dal 1958. Il marmo e le pietre sono entrate nella mia testa e nel mio cuore senza sforzo, per osmosi. In quel periodo ho iniziato a pensare di unire le due passioni e di provare a recuperare gli scarti di lavorazione che sono spesso pezzi molto belli di materiale ma magari solo di dimensioni piccole…quindi perché non farci oggetti per la casa???
Cosa significa per te oggi progettare un oggetto? C’è un filo conduttore che unisce tutte le tue creazioni?
Dal 2016 ho progettato molti oggetti, tutti diversi inseriti in molte collezioni. Non c’è mai stata una pianificazione preordinata, è stato un divenire, un flusso, a seconda delle persone che ho incontrato in tutti questi anni, a seconda degli eventi o delle esperienze che sono accadute.
Progettare un oggetto per me è cercare di realizzare qualcosa che non esiste ancora, oppure rifare un oggetto che ho visto in un materiale e in una forma poco convincenti che mi hanno spinto a provare con il marmo, soprattutto se è molto pregiato come per gli Ice Cubes Party (cubetti refrigeranti in marmi super pregiati). Il filo conduttore delle mie creazioni è sempre e comunque l’esaltazione della materia, delle venature, dei colori e la morbidezza del fatto a mano. Il design è abbastanza minimal, le forme sono molto geometriche e derivano dal mio lavoro principale che è quello dell’architetto.
Hai una “materia del cuore” con cui ami particolarmente lavorare?
Il marmo pregiato, come si evince. Lo preferisco ai graniti che non amo molto o alle pietre anche se ho provato a lavorare il Travertino negli ultimi articoli. Fra i marmi ho qualche materiale del cuore…come il Verde Guatemala o il Verde Alpi.
I tuoi oggetti hanno una forte identità. Da dove nasce l’ispirazione per le collezioni Espidesign?
Spesso l’idea è arrivata per l’esigenza di un cliente particolare che ha voluto personalizzare casa sua (come il vaso per fiori secchi SmallHomeFlower), oppure dall’invito a partecipare a qualche mostra o al Fuori Salone in cui bisognava rispettare un tema specifico (come il dosa spaghetti Ri-Quadro1234, nato per una mostra a Pescara in onore della pasta abbruzzese), oppure dalla collaborazione con un’azienda in cui occorre rispettare il concept (come per la serie nata in collaborazione con Minotti per il Salone del 2024, da cui sono nati i vassoi Square e la collezione di fermalibri Virgola, ).
Come definiresti il tuo stile in tre parole?
Conviviale, minimal, leggero.
Forme, texture, luce: come trovi l’equilibrio tra estetica e funzionalità?
Non so, credo dalla mia attività ormai abbastanza lunga di architetto. Mi sono laureata in architettura con indirizzo di restauro, poi ho lavorato da subito in uno studio milanese che si occupa di interior design facendo case e mobili su misura ed è stata sempre la mia cifra stilistica: la personalizzazione con attenzione al dettaglio.
Com’è nata la collaborazione con Misura Casa?
Ho conosciuto Andrea Piselli qualche anno fa per il mio lavoro di architetto e c’è stata subito stima reciproca. Quando ha visto la mia produzione, mi ha proposto la collaborazione.
Cosa ti ha colpita dello showroom e del suo concept?
Sono stata colpita dalla sobria eleganza (la migliore), dallo spazio e dalla luce che entra dalle grandi vetrate. Conosco molto bene la zona di via De Amicis e quindi è stato un onore e un piacere poter inserire alcuni pezzi della mia collezione nello showroom di Milano
Tra gli oggetti Espidesign presenti in showroom, ce n’è uno a cui sei particolarmente legata? Perché?
Sono legata a tutti, ti direi il centrotavola Mix Diamond perché è un pezzo complesso, un centrotavola scomponibile che all’occorrenza diventa un vassoio più altri accessori utili in tavola. E’ realizzato in 3 marmi (verde guatemala, bianco carrara e grigio carnico). E’ anche un gioco, una specie di tangram che ha un unico modo per essere ricomposto…e bisogna trovarlo.
Come immagini il dialogo tra i tuoi oggetti e i grandi brand presenti in showroom, come Cattelan Italia, Lago o Riflessi?
Con Cattelan ho già collaborato anni fa, mi erano stati chiesti alcuni articoli per realizzare le foto di un loro catalogo, quindi il dialogo c’è ed è perfetto. Gli altri brand sono favolosi, li conosco da tempo e credo che i miei oggetti si troveranno a loro agio.
In un’epoca dove tutto cambia in fretta, cosa rende un oggetto “senza tempo”?
L’oggetto senza tempo è quello che ti piace sempre, di cui non ti stanchi perché è un “fondamentale”. Il marmo è senza tempo, come l’artigianato italiano che realizza a mano ogni singolo particolare dei miei pezzi. Credo anche che le forme minimali, geometriche e non esageratamente “strane” possono aiutare a piacere a lungo e possono adattarsi ad ogni casa.
Come vedi evolversi oggi il rapporto tra design e benessere quotidiano?
E’ un rapporto che deve esserci sempre, non si possono progettare oggetti scomodi e fastidiosi. Il design crea benessere con materiali naturali, con colori naturali…Il marmo levigato a mano è piacevole al tatto, a volte anche morbido, i colori sono naturali…quindi creano benessere anche nella quotidianità.
La sostenibilità è un valore importante nel tuo lavoro? In che modo la integri nei tuoi progetti?
Come ho detto prima, da anni cerco di usare il più possibile gli scarti, i ritagli dei marmi pregiati che non possono essere riutilizzati. Da una lastra si ricava magari un piano cucina o un top di un bagno, creando ritagli che sono difficili da usare, ed è un peccato.
Posso fare molti esempi: un tagliere in marmo è quello più igienico (rispetto al legno, alla plastica, al bamboo), non si rovina neanche con un pentola bollente o un coltello tagliente e non si rompe. E’ eterno! Se un domani, avrà qualche macchia o qualche riga, è recuperabile…si porta dal marmista che lo rileviga. Più sostenibile di questo! Altro esempio sono gli Ice Cubes (cubetti refrigeranti), sono fatti con gli scarti più piccoli (2x2x2 cm), stanno in freezer eternamente, quando si ha necessità di raffreddare un liquore, si mettono nel bicchiere per il tempo necessario, a fine bevuta si sciacquano, si fanno asciugare all’aria e si ripongono nel freezer. Un ghiaccio non ghiaccio, più igienico dell’acqua di rubinetto. E non annacqua il liquore, vantaggio in più…
Un consiglio per chi vuole arredare con personalità, scegliendo oggetti che parlino davvero di sé?
Il consiglio è quello di contattarmi, potremo studiare l’articolo con il marmo più adatto all’arredamento di casa. Volendo se si vuole fare un regalo personalizzabile, tutti gli articoli possono essere incisi con lettere o numeri per essere totalmente personalizzati.
C’è un oggetto del cuore – non tuo – che porteresti con te ovunque?
La collana “casetta” che ho fatto in collaborazione con un’amica che fa gioielli. La casa è sempre il posto del cuore…
Cosa ti auguri che chi entra in contatto con Espidesign provi toccando uno dei tuoi pezzi?
Che provi quello che sento io quando li accarezzo prima di consegnarli al cliente…
In un mondo in cui l’arredo rischia spesso di diventare solo una questione di estetica o di tendenza, Paola Speranza ci ricorda che il design è prima di tutto relazione: tra chi crea, chi abita e ciò che ci circonda.
I suoi oggetti — esposti da Misura Casa — parlano un linguaggio fatto di materia, proporzioni, silenzi e intenzioni.
Perché, come ci ha raccontato lei stessa, “un oggetto ben pensato non riempie lo spazio: lo accompagna.”
Grazie ancora per questa splendida chiacchierata!